Evento: Sionismo, Ebraicità e Israele

La Lobby minaccia – Gilad Atzmon e Alan Hart resistono

Tratto da un articolo firmato Egeria sul blog Civium Libertas

Il 20 aprile Gilad Atzmon annunciava sul suo sito:

«Evento: Sionismo, Ebraicità e Israele – Una discussione che prenderà in esame la criminalità di Israele, nella scia della ritrattazione di Goldstone».
L’evento è stato programmato per martedì 3 maggio nell’Università di Westminster, Londra. I relatori previsti: Gilad Atzmon, Ghada Karmi, John Rose, Alan Hart.
Una settimana dopo, il 28 aprile, Gilad pubblicava sul sito un aggiornamento dal titolo Dramma a Londra. Dichiarava Gilad Atzmon:
«Come mi aspettavo, i Sionisti all’opera in Gran Bretagna non sono affatto contenti dell’evento programmato. ‘Green Engage’, un gruppo sionista anti-BDS, ha subito lanciato una campagna contro i relatori annunciati per l’evento. E non sono affatto sorpreso che, nel giro di poche ore, si è unita a loro la cosiddetta rete ‘anti-sionista’ ebraica.
«Sia gli organizzatori che i relatori previsti (io escluso, curiosamente) hanno subìto pressioni enormi che rasentano la persecuzione. Uno dei relatori ha raccontato agli organizzatori di avere ricevuto almeno 12 telefonate da parte di diversi attivisti ebrei ‘anti-sionisti’, che minacciavano dicendo questo: «per il bene dei Palestinesi nessuno dovrebbe unirsi a Gilad Atzmon in una discussione pubblica».
«È interessante notare, che quando ho chiesto al mio co-relatore in questione se anche eventuali Palestinesi lo avessero chiamato per fargli la predica sul “bene della Palestina”, la risposta è stata un “assolutamente no”. Immagino che gli ebrei cosiddetti “anti-sionisti” sappiano meglio di chiunque altro quale sia il “bene per i Palestinesi” – dopotutto loro sarebbero gli “eletti”.
«John Rose e Ghada Karmi hanno dato la disdetta, e questo è comprensibile: non molti sono in grado di sopportare questo genere di attacchi – sappiamo come proprio il giudice Goldstone si sia arreso, di recente, con gravi conseguenze per la sua credibilità e reputazione.
«Un tempo anche io prendevo tutto molto sul serio: giorno dopo giorno prestavo ascolto ad ogni ebreo “progressista” che veniva a dirmi chi dovesse piacermi e chi invece avrei dovuto odiare. Ma essendo un ribelle, non ho mai seguito nessuna delle “istruzioni”. Mi ci sono voluti anni, comunque, per sviluppare la capacità di dare il peso giusto alle cose, di credere in me stesso e fare affidamento al pensiero etico. E avendo raggiunto questo traguardo, ora posso dirmi più libero e felice, e posso continuare la mia lotta nello spirito dell’umanesimo e della resistenza.
«Anche gli organizzatori sembrano finora resistere alle tattiche sioniste, determinati a continuare con il piano originale sia in merito all’evento che alla sede. Immediatamente alcuni intellettuali Palestinesi si sono fatti avanti per colmare il vuoto lasciato da Ghada e John. Ho subito consigliato agli organizzatori di non pubblicare i loro nomi per ora, per proteggerli da inutili noie, attacchi e ingiurie. Tuttavia li ho messi in guardia personalmente sulle possibili difficoltà che li aspettava.
«Questo evento promette di rappresentare un punto di svolta. Gli implacabili tentativi da parte delle entità politiche ebraiche di boicottare il pubblico dibattito deve essere confrontato e smascherato.
«A mio avviso, ciò a cui assistiamo è senza dubbio la conferma di quanto continuo a fare notare senza tregua: la duplicità che tragicamente caratterizza gli ebrei “anti-sionisti” – sia a livello collettivo che individuale.
«Venite dunque in sostegno del libero scambio di opinioni.
Alan Hart, Gilad Atzmon, e altri.»
Nell’annunciare su Facebook le modifiche forzate al programma dell’evento, Gilad Atzmon fa osservare quanto segue:
«… Ci sono arrivate molte critiche sul fatto che l’evento proponga anche l’argomento della “Ebraicità” in un dibattito su Israele e il Sionismo. Il fatto che Israele si auto-definisca “Stato Ebraico” ci impone, in quanto esseri razionali con capacità critica, perlomeno di indagare e interrogarci su cosa ciò voglia significare. Non è né anti-semita, né razzista, porsi queste domande. In effetti ogni religione è stata sottoposta a quesìti analoghi, e in una società che voglia essere democratica, ogni credo esclusivo che si propone come “depositario della verità” deve essere sottoposto allo scrutinio dei riflettori pubblici.»
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Leggi tutto l’articolo firmato da Egeria sul blog di Antonio Caracciolo :
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