Gaza-Rafah, aperti i cancelli

Aperti i cancelli di Rafah!

Una piccola vittoria in uno scenario regionale inquietante.

di Egeria – CiviumLibertas – 28/5/2011

 

I segnali sono chiari e gli esperti lo confermano: ci sono venti di guerra nel Medio Oriente. Una guerra che secondo gli esperti verrà combattuta su diversi fronti e che avrà come obiettivo da una parte il consolidamento del rapporto di stampo semi-coloniale tra Washington e le dittature arabe, e dall’altra la salvaguardia dell’egemonia di Israele nella regione.

Le vicende del Nakba Day di due settimane fa hanno confermato che i Palestinesi sono più determinati che mai a riappropriarsi della Terra a loro sottratta mediante occupazione di stampo terrorista. Mentre ovunque nel mondo arabo le rivolte non mostrano segni di cedimento, malgrado la feroce repressione dei regimi nei confronti dei loro cittadini.

I popoli dell’Egitto e della Giordania scendono in piazza giorno dopo giorno per chiedere l’interruzione dei rapporti diplomatici con Israele, e nel caso della Giordania anche la riunificazione con i fratelli Palestinesi da cui sono stati separati quando le potenze occidentali hanno consegnato le spoglie della Palestina ai propri alleati nella regione. Perfino nel Bahrain, sotto occupazione militare sul modello di Gaza, la gente continua a manifestare nelle strade in piccoli gruppi, esponendosi al rischio della brutale rappresaglia saudita e della tortura nelle carceri del regime.

Washington e Israele sono all’erta e si stanno organizzando per trarre il massimo del vantaggio politico e profitto economico dall’instabilità che si è creata – o che loro stessi hanno creato di proposito, secondo le opinioni di alcuni esperti.

Nei prossimi giorni forniremo in questo blog proprio le analisi degli esperti che illustrano – con elementi diversificati – le ragioni per cui un conflitto regionale allargato sembra essere nelle mire dell’Impero e di Israele.

Oggi tuttavia possiamo gioire di una piccola battaglia vinta a favore del Popolo imprigionato nelle macerie di Gaza. Il Consiglio Militare al governo dell’Egitto ha infine ceduto alle pressioni incessanti delle piazze egiziane e ha deciso di concedere l’apertura limitata, ma giornaliera, del Passaggio di Rafah, che segna il confine tra Egitto e Gaza.

E proprio questa mattina, dopo 4 anni di assedio totale, i cancelli di Rafah si sono aperti per la prima volta con la promessa che anche il giorno dopo – e per tutti i giorni a seguire – le porte del passaggio si sarebbero riaperte, sia per uscire che per fare ritorno. E anche per ricevere visite.

Alla frontiera, dalla parte di Gaza, c’erano i corrispondenti di PressTv, Ashraf Shannon e Yousef Al Helou, a relazionare ogni ora sulla processione di persone e autobus che uscivano da Gaza. E per la prima volta anche il passaggio a chi voleva entrare non veniva ostacolato. Le stime erano che nell’arco della giornata sarebbero passate in Egitto circa 1.500 persone. Ma alla fine del pomeriggio si era registrato il passaggio di sole 900. Commentava Yousef al Helou: «Nonostante la notizia circolasse da giorni, le persone che incontravo sembravano incredule. Le tante promesse da parte dell’Egitto erano state finora disattese».

«Il primo gruppo di persone a passare accompagnava una donna da tempo in attesa della possibilità di un trapianto di reni, che a Gaza non sarebbe mai stato possibile» – commentava Yousef al-Helou.

E qui bisognerebbe commentare a lungo sul traffico di organi umani da anni ormai nelle cronache internazionali, oggetto di tante inchieste che portano di frequente alla pista israeliana.

Ricordiamo la rete di trafficanti di organi smantellata alcuni anni fa a New York e nel vicino New Jersey, che ha visto l’arresto del rabbino a capo dell’organizzazione, Levy Izhak Rosenbaum, e di altri rabbini della gang accusati di riciclaggio e traffico di organi, i cui proventi erano destinati a Israele. Il rabbino adescava “persone vulnerabili per convincerli a vendere un rene a 10,000 dollari, che lui avrebbe poi facilmente rivenduto a 160,000 dollari.”

Per non parlare delle rivelazioni fatte dal giornalista svedese Donald Boström e pubblicate nel giornale Aftonbladet, secondo cui l’IDF (esercito israeliano) consegnava i corpi di giovani palestinesi uccisi all’istituto di medicina legale israeliano Abu Kabir per l’espianto degli organi finalizzato al commercio.

Successivamente i medici dell’istituto hanno confermato gli espianti illegali e il ministro della sanità sionista Nessim Dahan ha dovuto ammettere di fronte al parlamento che “non poteva negare” questi crimini.

(E gli scettici possono verificare questi fatti con una semplice ricerca nel web: la rete abbonda di risultati, e anche di immagini).

Ecco, mentre scrivo mi rendo conto che anche parlando di eventi lieti relativi alla questione Palestinese, la mente incorre inevitabilmente in decine e centinaia e migliaia di piccoli e grandi orrori di cui Israele ha cosparso la storia di questo Popolo coraggioso. Come fare a dimenticare cento anni di persecuzioni e massacri e sofferenze inflitti ad un popolo, e come fare a gioire sapendo che in questo stesso giorno, mentre qualcuno dei Palestinesi di Gaza ha ragioni per festeggiare, altre migliaia stanno subendo le quotidiane vessazioni ai checkpoint, nei campi in cui raccolgono sassi per ricostruire o riparare le case danneggiate dai bombardamenti israeliani, o nelle galere israeliane, veri e propri centri di tortura sistematica.

In fondo è facile perdonare il male subìto personalmente, ma il male inflitto ad altri … grida vendetta al cielo.

Comunque oggi è un giorno di gioia e proseguiamo nel racconto. Mentre guardavo la diretta su PressTv di questo primo giorno di apertura della frontiera con l’Egitto, vedevo tanti autobus con trailer per bagagli passare in direzione Egitto. E vedevo gente passare a piedi per entrare in Gaza. Ma niente camion con merci. Ed è questo il punto dolente. Il valico di Rafah è un transito pedonale, ma tutti avevamo coltivato la speranza, fino all’ultimo, che le autorità egiziane avrebbero comunque permesso il passaggio di merci.

E invece siamo stati informati, oggi soltanto, che l’attuale governo egiziano «ha rassicurato Tel Aviv che non sarebbe stato permesso il transito a veicoli commerciali, evitando l’eventuale infiltrazione di armi».

Ecco dunque le condizioni imposte dalle autorità egiziane per il transito attraverso il Valico di Rafah. I cancelli saranno aperti tutti i giorni dalle 9 alle 21, eccetto il venerdì e i giorni di festa. Così, chi ha la fortuna di lavorare non esce mai.

È concesso passare alle donne di tutte le età, mentre gli uomini di età tra i 18-40 anni devono richiedere un visto speciale alle autorità egiziane. Le modalità per ottenere il visto non mi sono ancora note. Comunque anche questo sarà un espediente per placare le ansie esistenziali di Israele, immagino.

Commentava il noto attivista egiziano Ahmed Elassy, fondatore del movimento pro-palestinese Egypt4Gaza: «Per mesi, dopo la caduta di Mubarak, abbiamo messo tanta pressione al nostro governo di Cairo che, dopo averci ingannato a varie riprese, ci aveva promesso che questa volta la frontiera con Gaza sarebbe stata aperta su base permanente, giorno e notte, per il passaggio di persone e di beni, senza restrizioni di alcun tipo, secondo le condizioni esistenti prima dell’assedio totale, e cioè fino al 2006».

Ma secondo quanto riportato dal corrispondente di PressTv Ashraf Shannon, i Palestinesi di Gaza si dichiarano “giubilanti” e confidano in Cairo per il permesso in futuro di fare entrare merci, compreso il materiale edile per la ricostruzione di Gaza dopo il terribile bombardamento inflitto dalle forze armate israeliane due anni fa.

Il governo egiziano dichiara che l’apertura permanente del Valico di Rafah dovrebbe comunque alleviare alcune delle condizioni estreme causate dall’assedio che dura da giugno del 2007. Ricordiamo infatti, che con l’apertura di Rafah l’assedio non è affatto terminato. Israele rimane in controllo dello spazio aereo e delle acque territoriali di Gaza: non è permesso l’utilizzo di velivoli né di imbarcazioni per passeggeri. Solo a minuscoli pescherecci – in realtà semplici barche – è consentito uscire in mare e allontanarsi per poche centinaia di metri, escludendo i Palestinesi dall’accesso ad una pesca proficua.

Commentava Ashraf Shannon: «I cittadini sono ben consapevoli che questa nuova realtà non significa affatto la fine dell’assedio, ma la considerano un primo passo verso un risultato più importante. Perlomeno ora i malati potranno spostarsi per ricevere le cure necessarie e i giovani avranno il permesso di viaggiare per accedere all’istruzione o cercare un lavoro.»

Cosa dicono le Nazioni Unite

Ricordiamo che le Nazioni Unite considerano l’assedio di Gaza illegale, come hanno dichiarato in diverse occasioni chiedendo a Israele di mettere fine al blocco. (Ogni commento è superfluo.)

E proprio oggi il Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarava quanto segue durante una conferenza stampa all’interno della sede dell’ONU a New York:

«Non sarà possibile per un eventuale Stato Palestinese diventare uno stato membro delle Nazioni Unite senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU».

Infatti l’Assemblea Generale non potrà votare a favore dello Stato Palestinese se gli Stati Uniti o uno qualsiasi degli Stati membri permanenti dell’ONU eserciterà il diritto di veto. Sappiamo inoltre, che gli Stati Uniti hanno storicamente fatto uso del veto per proteggere Israele, e proprio nel febbraio di quest’anno gli Stati Uniti hanno posto il veto ad una Risoluzione che avrebbe sancito come illegale la costruzione di insediamenti israeliani nei territori Palestinesi, nonostante gli altri 14 stati permanenti del Consiglio di Sicurezza abbiano votato in favore della Risoluzione.

Il commento del presidente dell’Assemblea Generale è la conseguenza di quanto affermato da Obama alcuni giorni fa – il 22 maggio – di fronte ai delegati della AIPAC, dicendo che qualunque tentativo da parte dell’ONU di creare uno Stato Palestinese indipendente sarebbe fallito. Obama dichiarava che sarebbe stato un errore per i Palestinesi appellarsi all’ONU, aggiungendo che «l’unica via per uno Stato Palestinese è un accordo di pace tra Palestinesi e israeliani.» Secondo gli esperti le parole di Obama sarebbero una chiara indicazione che Washington intenda imporre il veto su un’eventuale Risoluzione che proponga lo status di membro dell’ONU per la Palestina.

Infatti, qualora la Palestina ricevesse il riconoscimento di membro delle Nazioni Unite, Israele sarebbe nei guai, perché dovrebbe rispettare tutti i diritti di cui gode ogni nazione sovrana rappresentata presso le Nazioni Unite. Gli esperti dicono che sarebbe già garantito alla Palestina il voto di almeno 128 stati delle Nazioni Unite. Mentre il presidente Deiss dichiarava oggi, che già 111 stati avevano ufficialmente riconosciuto la Palestina come stato sovrano.

Le prime reazioni di Israele all’apertura del Valico di Rafah

Il giornale israeliano Haaretz pubblicava oggi la reazione ufficiale del partito di opposizione israeliano Kadima. Scrive Haaretz: «Il partito Kadima ha risposto alla decisione dell’Egitto di aprire la frontiera con Gaza facendo notare i pericoli che tale mossa rappresenta per la sicurezza di Israele e biasimando il governo di Netanyahu per non essere riuscito a evitare l’apertura del valico.

La Kadima dichiarava alle autorità egiziane che l’apertura di Rafah è in diretta opposizione agli interessi di Israele, aggiungendo che l’Egitto violava il blocco che la Kadima aveva imposto contro Hamas con il consenso internazionale quando la Kadima era la governo».

Continuava Haaretz: «Il partito di opposizione dichiarava che si trattava di “un fallimento nazionale” causato “dall’inabilità del governo Netanyahu di creare una cooperazione internazionale”. La Kadima aggiungeva che “Israele è isolata, la sua sicurezza è indebolita e Hamas sta guadagnando maggiore potere”».

* * *

Domani riprenderemo ad analizzare la situazione inquietante della Regione Araba, ma oggi concludiamo la giornata guardando il cielo in direzione sud-est e nutrendo insieme ai cittadini di Gaza un sogno stellato per un futuro possibile.

Egeria
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