Colonie, Bombe e Veti

AMICIZIA USA-ISRAELE: COLONIE, BOMBE E VETI

Si configurano le premesse per il prossimo inverno di guerra e sangue?

di Filippo Fortunato Pilato

Apprendiamo (vedi NOTE a fondo pagina) che il governo USA-Obama, attraverso i suoi emissari Joe Biden e Hillary Clinton, ha di recente proposto al premier israeliano Benjamin Netanyahu di congelare l’edilizia coloniale nella Cisgiordania occupata, per tre mesi, ed in cambio gli sarebbero stati forniti nuovi aerei da guerra F-35, più la promessa di veto assoluto su qualsiasi risoluzione ONU contro Israele.

Con l’appoggio politico e militare dell’amministrazione del “Nobel per la Pace” (…ma ci avevano creduto solo i gonzi al buon moro pacifista…) la lobby sionista di Tel Aviv si prepara ad ingannare un mondo che è già troppo impegnato a sopravvivere alle crisi economiche e finanziarie, create dalle lobbies sorelle di bankers/gangsters anglo-americani, per prestare attenzione alle disgrazie altrui. Uno stop di pochi mesi agli insediamenti coloniali sarebbe necessario per catalizzare le energie sul solo fronte di Gaza, dove il rinnegato Dalan si presterebbe a far da testa di ponte per Tsahal. Gli ingenti quantitativi di armi americane in consegna ad Israele, compresi parecchi aerei F-35 nuovi di zecca, ne sarebbe la conferma.

Che razza di mediazione per la “pace” sarebbe quella che fornisce armi e tecnologia bellica avanzata per miliardi di dollari ad una parte, e pacche sulle spalle, menzogne e spiccioli (ad ogni Giuda i suoi 30 denari…) all’altra?

Già miliardi di dollari americani, in munizioni, armi e sistemi avanzati satellitari, sono stati messi a disposizione dell’unica potenza nucleare mediorientale, facendo salire la temperatura che sfocerà a breve in una nuova escalation bellica ai danni di quel che resta della resistenza palestinese e della libertà identitaria e nazionale di tutto il popolo di Terra Santa.

Eliminato l’ultimo zoccolo duro palestinese, refrattario ad sottomissione e sudditanza umilianti, e rimpiazzato, anche a Gaza, mentre nel West Bank già di fatto lo è, con una classe politica fantoccio araba corrotta, formatasi nelle retrovie delle scuole di potere americane, i dirigenti sionisti israeliani e americani sono convinti che sarà poi spianata definitivamente la strada alla colonizzazione totale della Palestina. Le poche, isolate e male armate sacche di resistenza partigiana palestinese in Cisgiordania non saranno un problema e verranno soffocate dalla sinergia di ben tre formazioni armate: le milizie armate dei coloni giudei, l’esercito d’occupazione israeliano, le milizie dell’autorità (fantoccio) palestinese di Ramallah.

Dopo, eliminata alla radice la “questione palestinese”, punto di forza e motivazione principale degli oppositori all’impero giudeo-americano, i serial killer di Tel Aviv e Washington si potranno dedicare con maggior attenzione e impegno verso altre forze che disturbano i piani di espansione, occupazione e sfruttamento delle aree ad est del Giordano ancora non alienate, e dei loro tesori energetici e strategici, che fanno gola e sono essenziali per il mantenimento della supremazia militare ed economica israelo-anglo-americana sul pianeta.

Forti di queste giustificazioni e paraventi, per tali motivi e con tali prospettive, l’entità sionista si appresta alla carneficina finale, per sbarazzarsi degli ultimi spiriti liberi di Palestina, che sebbene rinchiusi nel ghetto di Gaza, male in arnesi e duramente provati, rappresentano uno spauracchio maggiore di tante armi: perchè sono il simbolo dell’orgoglio arabo-palestinese invitto.

Quale altra spiegazione vorreste dare a :

  1. La richiesta americana di sospendere per 90 giorni le costruzioni di insediamenti coloniali e di non più richiedere altre sospensioni in futuro. Forse che la sospensione (ammesso e non concesso) della costruzione di villette per i coloni kazari per poche settimane sarebbe la soluzione ai problemi e rassenerebbe gli animi palestinesi per addivenire a soluzioni di pace? Sapere che, passati i 90 giorni, l’edilizia coloniale riprenderebbe normalmente sul suolo palestinese farebbe cessare ogni sentimento bellico e di rivalsa araba, o invece la presa in giro alimenterebbe ancor più il risentimento e l’odio verso gli occupanti? E perchè proprio e solo 90 giorni? Cosa dovrebbe succedere in questi 90 giorni di così rivoluzionario? E ancora, ma essenziale: perche si parla sempre solo di “congelamento” degli insediamenti coloniali, e mai di “arresto totale” degli insediamenti, “ritiro” dei coloni giudaici in territorio israeliano, “restituzione” di terre e “risarcimento” dei beni distrutti o danneggiati? Perchè non si mette mai in evidenza che l’occupazione e l’usurpazione di terre e proprietà civili di un popolo, da parte di un’altra nazione occupante, sono atti criminali? Non si dovrebbe discutere se e per quanto tempo “congelare” un atto criminoso (perchè rubare, terra, case, cose è un atto da delinquenti criminali, che dovrebbero stare in galera, non girare armati a spese dell’unica “democrazia” mediorientale…), ma di terminarlo, punire i responsabili e risarcire i danni alle vittime. Un furto è un furto.
  2. La promessa americana di porre nel frattempo il veto, in sede ONU, a qualsivoglia risoluzione anti-israeliana. Perchè dovrebbero sollevarsi, a freddo, proteste contro Israele ed essere richieste nei suoi confronti nuove risoluzioni dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, proprio in questo periodo di “trattative di pace” e con il “congelamento” in corso dell’edilizia coloniale? Forse alla Casa Bianca sono a conoscenza di progetti d’aggressione o di grave infrazione dei Diritti Umani e delle convenzioni belliche internazionali da parte israeliana, tali da suscitare le ire delle associazioni umanitarie e di alcuni funzionari ONU? Perchè, che gli USA ponessero sempre e comunque il loro veto ad ogni risoluzione ONU contro Israele, è risaputo, qualsiasi crimine l’entità sionista abbia in passato commesso: dall’occupazione di terre, all’edificazione illegale di muri, dagli insediamenti coloniali su terre occupate, agli omicidi extragiudiziali, dalla negazione al diritto al ritorno degli sfollati arabi, al bombardamento di aree densamente popolate da civili, dalla tortura dei prigionieri, all’uso di armi bastarde, come le cluster-bombs, le bombe al fosforo o all’uranio impoverito. Quali altre risoluzioni, durante questi 90 giorni, sarebbe spinta l’ONU a emanare contro Israele, tali da obbligare gli USA a porre il veto? C’è qualcos’altro che dovremmo sapere? Piombo Fuso 2, Iran Tabularasa, o cosa?
  3. La fornitura, nel contempo, da parte americana di almeno 20 aerei da combattimento F-35, del valore di 3 miliardi di dollari (nella versione tecnologicamente avanzata rispetto agli stessi F-35 concessi ai sauditi, più limitati nelle dotazioni di bordo, motorizzazione e missilistiche), otre a svariate centinaia di milioni di dollari di armi, munizioni e d’ingegneria bellica d’avanguardia. Ha un senso rinpinzare, a priori, una delle due parti del contenzioso, di sofisticate armi, tali da scatenare l’inferno? Ed ha senso farlo platealmente proprio in un momento delicato e di tensione, con le parti deboli in causa sfiduciate sulla bonta’ e l’utilita’ di tali “trattative di pace”, ritenute solo sceneggiate e farse per intrattenere il pubblico mondiale e l’elettorato occidentale? Daccordo che “si vis pacem, para bellum”, ma da quelle parti pace non ne hanno mai avuta e nella guerra ci sono cresciuti, mentre, per far fronte ai problemi di sicurezza locali, Israele è armata già anche troppo: perchè dunque tali spropositati quantitativi di armi e mezzi bellici ad un pugno di psicopatici con manie di onnipotenza, convinti di essere gli eletti da Dio con potere di vita e di morte su tutti gli abitanti del mondo? Non sarebbe stata meglio una bella maxi-fornitura di valium, ritalin e uniplus, agli israeliani, e invece far arrivare un po’ di forniture veramente necessarie alla popolazione di Gaza? Cemento, depuratori, legname, medicine, cibo, e tutto quel che è stato distrutto e impedito, in un modo o in un altro, dalle milizie di Sion, se fornito direttamente da navi cargo americane avrebbe garantito ad Israele sicurezza e svelenito un po’ la situazione durante queste “trattative”. Ma evidentemente non sono nè le trattative, nè la pace, l’obiettivo israelo-americano, ma la distruzione e morte di ogni possibile opposizione e resistenza, presente e futura. I bambini palestinesi sono per loro preferibili comunque morti, senza un futuro.

L’amicizia tra queste due potenze militari non produrrà quindi nulla di buono a quella Terra Santa che è la Palestina storica, al Medio e Vicino Oriente, al pianeta nel suo complesso.

USA e Israele sono però, nonostante le apparenze, alle corde: la prima a fronteggiare una crisi di perdita di potere globale, con una Cina che ormai la incalza e le regge la bombola d’ossigeno (per non soccombere a sua volta); la seconda a fare i conti con un opinione pubblica mondiale insofferente alla prepotenza e ai crimini commessi impunemente per decenni e sino a oggi, mentre, sul fronte interno, anche la comunità ebraica internazionale e ampi strati dell’elettorato israeliano non sono più convinti che basti spargere sangue, terrore e morte per mantenere sicurezza e poter garantire un futuro normale alle proprie future generazioni e a quel fazzoletto di terra che i propri padri hanno scippato con la forza ed il terrore ai legittimi abitanti e proprietari autoctoni arabo-palestinesi.

Milioni di profughi palestinesi premono stipati in campi profughi ai bordi della loro terra usurpata, senza diritti nè prospettive: non basterà quindi sterminare Gaza e incarcerare anche tutto il West Bank, perchè le ingiustizie genereranno i loro eroi vendicativi, che potranno anche sopire per decenni o secoli, ma prima o poi torneranno e si riorganizzeranno, per riprendersi la terra dei loro avi, per vendicare i torti subiti. Se questa giustificazione è stata valida per i giudei (ammesso e non concesso lo siano) di duemila anni dopo, perchè non per i filistini di qualche decennio fa?

Basterà qualche aereo e qualche bomba a garantire l’eletto israelità nel futuro? O dovrà convivere con la sua psicosi di generazione in generazione, accusando di antisemitismo tutti coloro che, non essendo psicopatici come loro, hanno l’ardire di sottolineare questa patologia veterotestamentaria?

E gli americani cresceranno e si sveglieranno un bel giorno? Riusciranno a liberarsi del nano in kippáh che hanno sulle spalle, metteranno tutta questa conoscenza ed energia acquisita (e scippata) a disposizione di cause per lo sviluppo dei popoli, e non solo per la loro decimazione e sottomissione?

E’ una sfida, il cui finale potrà essere solo di civiltà o di barbarie: al momento la tendenza è decisamente verso la barbarie.

Filippo Fortunato Pilato

16 novembre 2010

http://www.terrasantalibera.org/colonie_bombe_e_veti.htm


NOTE:

Da Rai News 24 del 14 novembre 2010

Come Israele ha recuperato 10 mesi di moratoria.

Su iniziativa del movimento dei coloni, in Cisgiordania e’ stata avviata nelle ultime settimane la costruzione di 1.650 nuovi alloggi. Inoltre sono state scavate le fondamenta per la costruzione di altri 1.100. Lo sostiene il movimento Peace Now secondo cui in questo modo i coloni sono riusciti a recuperare “il terreno perduto” nei dieci mesi di moratoria imposti loro dal governo di Benyamin Netanyahu: una sospensione conclusasi il 26 settembre.

Gerusalemme, 14/11/2010 – E’ stato un consiglio dei ministri decisamente teso quello che si e’ tenuto questa mattina a Gerusalemme, in quello che in Israele e’ il primo giorno della settimana, stando almeno alla stampa israeliana. Di ritorno da una visita di 5 giorni a Washington, dove ha incontrato il vicepresidente Usa Joe Biden e il segretario di Stato Hillary Clinton, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha infatti messo sul tavolo del governo di Gerusalemme la proposta di Washington sulla moratoria degli insediamentis ebraici nei Territori occupati, che, secondo indiscrezioni, prevede un gelo di 90 giorni di tutti gli insediamenti, ad esclusione di Gerusalemme Est, per poter far ripartire i negoziati con i palestinesi. Al termine della scadenza, in assenza di progressi, gli Usa si sono impegnati a non chiedere un rinnovo.

Inoltre Washington avrebbe promesso il veto su qualsiasi risoluzione anti-israeliana al Consiglio di sicurezza dell’Onu, nonche’ un’ancor piu’ stretta collaborazione in termine di sicurezza. Fonti israeliane affermano che l’amministrazione del presidente Usa Barack Obama ha promesso di chiedere al Congresso il via libera alla fornitura a Israele di 20 aerei da combattimento F-35 per il valore di tre miliardi di dollari. Secondo quanto riferito dal sito del quotidiano Haaretz, che cita fonti di governo, almeno cinque ministri del Likud, tra cui i due vicepremier Moshe Ya’alon e Silvan Shalon, questa mattina hanno espresso una netta opposizione alla proposta Usa. Netanyahu ha replicato che la proposta americana non e’ ancora completa, e che sara’ presentata al gabinetto di sicurezza non appena lo sara’.

I dati di Peace now
Su iniziativa del movimento dei coloni, in Cisgiordania e’ stata avviata nelle ultime settimane la costruzione di 1.650 nuovi alloggi. Inoltre sono state scavate le fondamenta per la costruzione di altri 1.100. Lo sostiene il movimento Peace Now secondo cui in questo modo i coloni sono riusciti a recuperare “il terreno perduto” nei dieci mesi di moratoria imposti loro dal governo di Benyamin Netanyahu: una sospensione conclusasi il 26 settembre.

E’ un piano americano in cinque punti che prevede tra l’altro un congelamento degli insediamenti ebraici in parte della Cisgiordania per tre mesi la base su cui potrebbero riprendere i negoziati di pace tra israeliani e palestinesi.

Lo si e’ appreso in nottata da varie fonti dopo che due giorni fa un incontro-fiume tra il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ed il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, aveva prodotto l’impegno di Israele a riprendere i colloqui con i palestinesi, interrotti dopo l’annuncio da parte israeliana di nuovi insediamenti ebraici a Gerusalemme Est e in altri territori occupati.

Il piano americano  punta a rilanciare i negoziati per la pace in Medio oriente. Lo riferisce una fonte diplomatica aggiungendo che nel piano ci si impegna a non chiedere un ulteriore congelamento dopo questi tre mesi di blocco.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha illustrato ai suoi ministri il piano di mediazione Usa per la pace in Medio Oriente. Lo ha riferito una fonte diplomatica.

Il piano statunitense contiene una serie di garanzie di sicurezza (tra cui l’offerta di caccia, missili da difesa e l’accesso ai sistemi satellitari), una volta che sara’ eventualmente firmato un accordo di pace.

I negoziati di pace israelo-palestinese, ripresi sotto l’egida di Washington lo scorso 2 settembre, si sono arenati poche settimane piu’ tardi di fronte al ‘no’ di Israele a rinnovare la moratoria sugli insediamenti.

L’amministrazione Usa “non aveva informato” Abu Mazen della proposta di mediazione offerta a Israele. Lo ha detto il portavoce del presidente palestinese, Nabil Abu Rudeina.

Il piano in 5 punti, riferito dal premier Benjamin Netanyahu ai ministri del suo governo, comprende un nuovo congelamento delle costruzioni di colonie in Cisgiordania, valido 90 giorni. Washington si impegna a non cercare un’ulteriore estensione della moratoria sugli insediamenti; e a una serie di garanzie di sicurezza (tra cui l’offerta di caccia, missili da difesa e l’accesso ai sistemi satellitari), una volta che sara’ eventualmente firmato un accordo di pace.

“Non abbiamo avuto alcuna informazione circa i congelamenti delle colonie -ha aggiunto il portavoce- l’Autorita’ palestinese e’ in attesa di una risposta chiarificatrice da parte degli Stati Uniti sui dettagli del pacchetto”.

Rai News 24, 14 novembre 2010

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