Wikileaks: tra scoop e bluff?

Wikileaks: tra scoop e bluff?

Cui prodest? A chi giova?

Filippo Fortunato Pilato – 3 dicembre 2010

In un intricatissimo puzzle di verità e documenti scottanti, molti inediti, ma che sostanzialmente non dicono nulla che già non si sapesse, e che non cambiano le relazioni tra Stati, si assiste alla rappresentazione di copioni per lo più scontati: dall’indignazione del perbenismo politicamente corretto, alla speculazione strumentale politica a senso unico per ridicolizzare il nemico (se ad essere colpiti dal gossip sono i propri avversari politici, indipendentemente dal danno che ne subisce la propria Nazione), all’esaltazione dell’unità globale tra Nazioni (preludio del NWO) per far fronte alla “nuova Al-Qaeda informatica”,  all’enfasi mal celata di coloro che da questa campagna propagandistica hanno tutto da guadagnare: a cominciare dai bankers-gangsters dell’alta finanza apolide e rapace, che sulle macerie costruiscono le loro fortune, per continuare con i mafiosi del petrolio e con coloro che stanno già affilando le armi per l’assalto all’ultima frontiera da abbattere, per coronare finalmente il proprio sogno d’egemonia messianica (spuria).

Assange un perseguitato? Vista la visibilità ed importanza che gli si è data, mobilitando editoria, redazioni giornalistiche e parlamenti, si direbbe proprio il contrario. Magari vincerà anche il Pulitzer.

Ma la verità non sempre è quella che appare, e far diventare un portale web l’ago della bilancia per le battaglie sociali e le sorti dei popoli con i loro governi è eccessivo ed è stravolgere la funzione di un servizio, tra tanti, per attribuirgli ruoli che non ha e non gli competono. Addirittura in certe situazioni limite, e da parte di alcuni faziosi Member of the Parlament, si è giunti a chiedere, ad altrettanti MP seduti al governo, di dare spiegazione e soddisfazione quanto ai pettegolezzi di palazzo (ce ne fossero pochi…) riportati da Wikileaks (WL). Come se le cause politiche di una Nazione dipendessero da questa o quell’indiscrezione di blogghisti in rete e sui social networks e non dalla realpolitik di fatti concreti e legittimi.

Tali comportamenti strumentali, alla Tonino manetta Robespierre, danno la misura dell’effetto provocato dalla causa WL.

Della maggior parte delle notizie contenute nei documenti resi noti, quasi tutti obsoleti e datati, d’altronde il web era già pieno.

Pochi sono coloro che hanno fatto un balzo sulla sedia soddisfatti e meravigliati nel leggere che Berlusconi fosse malvisto dagli Usa (indipendentemente dalle false-farse di facciata della Clinton e Obama), perchè già a molti (eccetto ai soliti antiberlusconiani morones ed un po’ ottusi) era chiaro che il cavaliere fosse scomodo a certe lobbies finanziarie, sia per la sua strategia di rottura d’accerchiamento energetico italiano, che per le sue scelte spesso in contrasto con i piani dei rapinatori dell’alta finanza d’oltralpe (veri cravattari legalizzati…) che vorrebbero fare la “scarpetta” di quel che resta delle ricchezze nazionali.

Sapere poi che i petrolieri arabi, corrotti e senza scrupoli, ce l’abbiano a morte con l’antagonista iraniano, che disturba i traffici con i loro referenti privilegiati (già mesi or sono erano stati pubblicati, e pure noi li avevamo ripresi da fonti ufficiali, i resoconti delle nuove forniture di armi all’Arabia Saudita, per esempio), o che in Iraq si siano commessi atroci crimini di guerra, in misura superiore a quanto dichiarato ufficialmente, pure ne eravamo tutti a conoscenza.

Anche le voci di corridoio che circolano nei palazzi del potere, secondo le quali Netanyahu è particolarmente “affascinante ed elegante”, e che la sua parola vale come il due di coppe quando la briscola è a mazze, già ci era noto da molto tempo. Non sono pochi i bloggher e webmaster che si occupano di giornalismo on-line, noi compresi, che hanno dato ampio risalto in questi anni al fascino ed eleganza di personaggi come Netanyahu, Peres, Olmert, Sharon, Dayan, Meir, Livni, Gabi, Lieberman: il fascino del mostro.

Notizie che, comunque, sarebbero state diffuse via via sempre più radicalmente, sono quindi forse state sacrificate, dando loro una morte più veloce, per aumentare la credibilità di uno scoop che forse tale non è???

E’ credibile che per mesi ci sia stato un traffico di documenti, secretati, dei servizi americani ed occidentali, senza che nessuna firewall o software di difessa informatica se ne sia potuto mai accorgere?

Va bene essere dei bravi pirati informatici, ma che dall’altra parte siano tutti fessi è poco credibile. Carpire qualche documento, superare certi blocchi, godere di coperture e complicità all’interno dell’Establishment per accedere a files confidenziali, è cosa possibile; ma che centinaia di migliaia di faldoni siano emigrati, senza che un esercito di programmatori e addetti alla sorveglianza, profumatamente pagati e qualificati, abbia notato nulla, sinceramente ci puzza un po’.

E’ ipotizzabile invece concepire e considerare Assange un paladino della web-verità (nella  migliore delle ipotesi), cui si sia permesso di portare avanti il lavoro, magari illudendolo di essere stato così abile da averla fatta in barba a tutte le firewall dei Servizi, mentre invece a condurre il gioco erano proprio i servizi del controspionaggio???

Tutta questa concertazione dei media e tutta questa propaganda gratuita di files che si dichiarano, a parole, scomodi, ma che tornerebbero a vantaggio di chi si vorrebbe, in teoria, morto, non fa rizzare le antenne a nessuno???

A voi non sorge nessun sospetto nel vedere tutta quella sciolina e vaselina, in quantità e modalità veramente industriali,  che viene spalmata nei canali di diffusione???

Julian Assange è un martire, un perseguitato, uno scaltro hacker, oppure una pedina utile, (strumentale o compiacente che sia), proprio per quei poteri di cui egli svelerebbe altarini e misfatti???

In rete non sono pochi i files, video e testi, che documentano crimini, scandali, imbrogli: perchè tanta rilevanza, a livello planetario, a chi diffonde alcune verità scomode, molte gossip, mentre contemporaneamente vige un’omertà globale, da parte dei media, per quel che riguarda altrettante notizie riguardanti crimini di guerra e contro l’umanità, per le quali viene stesa, nonostante i tanti articoli, video e documenti di cronaca prodotti da altrettanti “Assange”, una spessa coltre di silenzio misto a velate falsità e/o mezze verità???

Sicuramente molto materiale prodotto da Wikileaks verrà usato allo scopo di diffondere informazioni utili, come d’altronde già si fa riprendendo le notizie di cronaca ovunque esse si trovino, spesso anche da fonti non proprio amiche. Ma ciò non significa che esse non vadano vagliate e analizzate, sempre ponendosi la stessa domanda: cui prodest?

Il ministro Frattini dichiara che queste rivelazioni sono l’11 settembre sul web, una Al-Qaeda informatica. E noi, insieme a molti altri onesti e sinceri ricercatori, abbiamo ben chiaro a cosa sia servito l’11 settembre, il sospetto di chi possa averlo organizzato, e pensiamo anche di sapere quale possa essere la mente che muove la manovalanza della famosa rete terroristica islamista, creando false-flags sempre organiche alle strategie militari imperiali israelo-anglo-americane.

Infine la ciliegina sulla torta, che ci viene offerta dal commento del quotidiano israeliano Yedioth Ahronot:

“La minaccia iraniana non è affatto una paranoia tutta israeliana ma un incubo condiviso da tutti i leader del mondo, da Ryad a Mosca. Se Wikileaks non esistesse, avremmo dovuto inventarlo”.

Allora, di cosa stiamo parlando, CUI PRODEST?

Filippo Fortunato Pilato

3 dicembre 2010

http://www.terrasantalibera.org/wikileaks_cui_prodest.htm

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